
«Luciano» chiede a questo punto Alessandro, «ma per te cos’è la felicità?»
«Dobbiamo innanzitutto fare una distinzione tra l’essere e il non essere.»
«Ecco qua, e come la prendi alla lontana!»
«Alessandro, prima di obiettare, ascoltami. Dicevo, Parmenide, che è l’inventore della filosofia, nel momento in cui ci spiega che l’essere è e il non essere non è, ci fa capire anche che per essere felici bisogna essere.»
«E come Parmenide è arrivato a questa conclusione?»
«Vedi, ci sono lavori che non ci consentono di essere perché non ci offrono alcuna gratificazione. Forse è più facile che uno scrittore, un regista o un pittore siano con-
tenti del proprio lavoro, ma anche un tabaccaio può aspirare all’essere.
Qui vicino, nel rione Monti, ce n’è uno.
Lui se ne sta lì e vende sigarette, confezioni di kleenex, dentifrici, accendini. Quando qualcuno entra nel suo negozietto, si ferma a parlare: “Dottore, come state? Bene? E quel vostro problema alla schiena?”. E parlando un po’ con l’uno e un po’ con l’altro, attraverso la parola comunica, entra in contatto con le vite altrui.
Allora, lavorare e vivere nel rione Monti diventa anche una cosa piacevole.
È lì che si realizza l’essere: in questo scambiare esperienze ed emozioni con gli altri, nell’entrare in relazione, nel comunicare.
Ecco, si è uomini se si interagisce con gli altri uomini. Se il mestiere che uno si è scelto offre questa possibilità, allora l’essere è raggiungibile, cresce, si rafforza.
Ma non si è uomini se si passa tutta la giornata davanti a un video, si tratti di un televisore o un computer.»
Tratto da: Napolitudine di Luciano De Crescenzo – Alessandro Siani © 2019 Mondadori Libri S.p.A., Milano