Ora una cosa è certa:
una vita dove fila tutto liscio sarebbe di sicuro noiosa. Qualche contrarietà deve esserci, e io, grazie a Dio, le ho avute. Proprio per questo mi sento di dire che sono stato fortunato.
Dicono gli astrologi che il carattere di un individuo è influenzato dalla posizione che hanno gli astri nel giorno della sua nascita; sarà pure, rispondo io, ma poi aggiungo: e le canzoni, e il clima, e il mare, e gli zii, che sono tanto più vicini ai nostri sensi, può essere che non contino nulla?
Ho avuto un'esistenza varia e, finora, grazie a Dio, anche abbastanza felice. Volendola sintetizzare al massimo, suddividerei la mia vita in due momenti fondamentali: quella prima e quella dopo la pubblicazione di Così parlò Bellavista.

Tratto da: Sono stato fortunato
© 2018 Mondadori Libri S.p.A., Milano

Una famiglia non si sceglie: nasci e te la trovi intorno che ti sorride. Buoni o cattivi che siano, i parenti non si possono permutare come se fossero auto. Io sono stato fortunato: erano tutte persone di animo gentile.
Sono nato e cresciuto in una casa piena di gente. Quando ci riunivamo per il pranzo sembrava sempre che ci fosse una festa.
A capotavola, a impartirci due volte al giorno la benedizione con l'acqua santa, si piazzava la nonna materna.
Tratto da: Sono stato fortunato
© 2018 Mondadori Libri S.p.A., Milano
Ci guardava per un attimo con l'occhialetto, per vedere se eravamo tutti attenti, e poi biascicava qualcosa in latino che non sono mai riuscito a capire.
Era una vecchietta piccola di statura, ma così eretta nel portamento da sembrare quasi alta: aveva i capelli argentati e un nastrino di velluto nero intorno alla gola.
Alla sua destra si accomodavano mio padre, mia madre e mia sorella Clara, e sulla sinistra i miei tre zii singles: zio Luigi, zia Olimpia e zia Maria. All'altro capo della tavola stavamo seduti io e Rosa, la mia balia ciociara.


Rosa faceva parte integrante della famiglia da molti anni e mangiava con noi. Chi invece non mangiava mai con noi, ma in cucina, era la cameriera numero due, continuamente sostituita perché sempre sospettata di aver rubacchiato.
Luciano De Crescenzo (2018)
Sono stato fortunato
Mondadori
Video tratto da: Così Parlò De Crescenzo (2019)
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Fino a pochi decenni fa via Santa Lucia dava direttamente sul mare, poi, agli inizi del secolo, un ambizioso progetto urbanistico fece avanzare la riva di un centinaio di metri e prescrisse la costruzione, proprio davanti alle case dei pescatori, di un nuovo quartiere residenziale: il Rione della Bellezza. [...]
Ne nacque una specie di apartheid reciproca. [...]
Il territorio fu diviso, per tacito accordo, in due zone distinte: da un lato i nuovi palazzi e dall’altro il Pallonetto. In mezzo: via Santa Lucia, in pratica una «via Pal» pericolosa anche da attraversare. [...]

A volte si organizzavano vere e proprie spedizioni punitive.
Ci armavamo con mazze di legno e scudi ricavati dai coperchi dei bidoni dell’immondizia e attraversavamo via Santa Lucia urlando come pellirossa per piombare all’improvviso su un gruppetto di "luciani" intenti a giocare a pallone. [...]
La disgrazia non consisteva tanto nell’essere colpiti, quanto nel fatto di tornare a casa sanguinanti e prenderle una seconda volta dai genitori.
Io avevo una grossa fortuna, un amico fortissimo: si chiamava Carlo Pedersoli (oggi più noto come Bud Spencer), abitava nel mio stesso palazzo ed era mio compagno di scuola.
Carlo, pur avendo un carattere mite, mi superava in altezza di almeno dieci centimetri e la sua statura era più che sufficiente a mantenere a debita distanza tutti gli apaches del Pallonetto.
Tratto da: Sono stato fortunato
© 2018 Mondadori Libri S.p.A., Milano
Video tratto da: Così Parlò De Crescenzo (2019)
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Tra bombardamenti, schegge e figurine Perugina tirammo a campare fino al febbraio del ’42, quando un’incursione aerea più micidiale delle altre convinse papà a sfollare. Lo stesso Mussolini aveva detto: “Chi ne ha la possibilità, ha il dovere di andare via da Napoli. Che siano messi in salvo donne e bambini. Restino solo coloro che hanno l’obbligo civico e morale di rimanere”. Ma dove trovare un posto sicuro, fuori dalle rotte dei bombardieri? Noi eravamo una famiglia alquanto numerosa: padre, madre, due figli, una nonna di novant’anni, una zia sorda (zia Maria), uno zio praticamente inaffidabile (zio Luigi) e due cameriere analfabete. [...]
«Qua noi dobbiamo trovare il ventre della vacca.»
«E che cos’è il ventre della vacca?» chiedevo io.
«È il posto più sicuro del mondo: un luogo silenzioso, pacifico, dove non succede mai nulla, dove non escono nemmeno i giornali.»
Una sera papà tornò a casa con una carta del Touring Club, scala 1:200.000. La stese sul tavolo da pranzo e, dopo averla bloccata agli angoli con quattro portacenere, se la studiò per due ore di seguito con la massima attenzione. Poi, improvvisamente, lo vedemmo alzarsi di scatto.
«Eccolo qua» esclamò trionfante, mentre indicava un punto sulla carta, «questo è il ventre della vacca!»
«E come si chiama?»
«Cassino.»
E fu così che sfollammo tutti a Cassino. Papà, senza saperlo, ci aveva procurato alcune poltrone di prima fila per assistere a una delle più tremende battaglie della Seconda guerra mondiale.
Tratto da: Sono stato fortunato
© 2018 Mondadori Libri S.p.A., Milano
Una volta a destinazione, capii di aver commesso un errore madornale: a Milano mi sentivo doppiamente solo. [...]
Non che a Milano i milanesi non fossero gentili con me (anzi!), ma lo erano sempre e poi lo erano con tutti. Ecco un elenco sicuramente incompleto delle persone gentili che incontravo ogni giorno sul percorso casa-ufficio: il vicino di pianerottolo, il portiere, il barista, il giornalaio, il parcheggiatore, il benzinaio, il garagista, la receptionist e la segretaria.
Capii subito che sarebbero stati ugualmente gentili anche se io fossi stato un altro e questa mancanza di discriminazione nei miei confronti mi fece star male. In altre parole, io cercavo una prova della mia esistenza e loro mi sommergevano di cortesie indifferenziate. [...]
Prendiamo per esempio il mio vicino di casa, il dottor Gangemi, un anziano signore che lavorava in una società di assicurazioni.
Lo incontravo tutte le sere in ascensore (avevamo gli stessi orari) e ogni volta, tra un "Come sta?" e un "Bene, grazie e lei?", riuscivamo a coprire il tempo necessario per passare dal pianoterra al terzo piano.
Poi, a un certo punto, che mi fa Gangemi? Sparisce, nel senso che non lo incontro più per giorni e giorni; io giustamente penso che sia malato, e chiedo sue notizie al portiere, un brianzolo di Cantù.
«È morto» risponde il portiere.
«È morto!!! E com'è morto?»
«D'infarto.»
«E quando è successo?»
«Un mese fa.»
«E com'è che io non me ne sono accorto?»
«È morto durante un weekend.»
Insomma il dottor Gangemi era morto senza farmelo sapere e il portiere, da parte sua, non aveva sentito il dovere di tenermi informato. Se fosse stato un portiere napoletano mi avrebbe atteso il giorno dopo, fermo come una statua, sotto il portone, fin dalle prime luci dell'alba, se non altro per essere il primo a darmi la triste notizia.
Tratto da: Sono stato fortunato
© 2018 Mondadori Libri S.p.A., Milano
[...] Credo che possa essere illuminante un episodio capitatomi quando lavoravo in IBM.
A Napoli avevamo una sede eccezionale: primo e ultimo piano di uno dei più bei palazzi di via Orazio, vista panoramica sul Golfo. Unico difetto: un ascensore «moscio», o per dirla in linguaggio tecnico «non adeguato alla dinamicità dell’azienda».
Ogni giorno c’era qualcuno degli impiegati che protestava per «l’estenuante attesa al pianerottolo del primo o del sesto piano». D’altra parte l’edificio, a suo tempo, era stato progettato per un uso esclusivamente abitativo. Venne subito creata una task-force di esperti.
Da Milano arrivarono un architetto e un geometra dell’ufficio gestione sedi, che nel giro di una settimana misero a punto un progetto per un secondo ascensore da costruire nel cortile del fabbricato.
Nel frattempo don Attilio, il portiere dello stabile, fu incaricato di rilevare quante persone prendevano l’ascensore tra le 8.30 e le 19, compito questo che il brav’uomo portò a termine con molto scrupolo, riempiendo di segni un quaderno a quadretti dalla copertina nera.
«Ingegnè, guardate se faccio bene,» mi disse un giorno, mostrandomi il quaderno «io disegno un’asta per ogni inquilino che vedo salire e una croce per ogni IBM.»
Poi, dopo una breve pausa, mi guardò con aria di sconforto e aggiunse: «Una croce, ingegnè, una croce!».
Alla fine del rilevamento fu indetta una riunione per valutare i costi dell’operazione e per convincere qualche condomino ancora riluttante a non opporsi al progetto.
Erano presenti tutte le funzioni interessate. Si stava discutendo dei permessi comunali, quando dal fondo della sala don Attilio chiese la parola.
«Veramente, avrei una proposta da fare: posso parlare?»
«Dica pure» gli rispose il direttore.
«Chiedo scusa se m’intrometto, ma io, al posto vostro, invece di spendere tutti questi milioni per un secondo ascensore, mi comprerei due begli specchi. Uno lo piazzerei al primo piano e un altro al sesto: così la gente si guarda, il tempo passa e nessuno se ne accorge.»
Questa fu la soluzione adottata e da quel momento nessuno più si lamentò delle attese.
Tratto da: Vita di Luciano De Crescenzo scritta da lui medesimo
© 2015 Mondadori Libri S.p.A., Milano
Era il 12 agosto del 1961. Avevo trentadue anni e mi ero sposato con una diciannovenne della quale mi ero innamorato a prima vista.

La vita procedeva tranquillamente, quando, mentre ero sul punto di prendere un treno Gilda mi comunicò una notizia, aspettavamo un figlio, per tutto il viaggio fantasticavo su come potesse essere questo nuovo ruolo di padre per me.
Quando ad un certo punto tra sogni e pensieri mi risveglio a Paola, dove un altoparlante annuncia Paola, Stazione di Paola. Nascerà una bambina e si chiamerà proprio Paola.


Il 18 Maggio 1995 nasce Michelangelo e divento nonno per la prima volta! Ho provato a prendere mia figlia in braccio quando è nata e ho provato a fare lo stesso con il mio nipotino. Beh, quando tenevo Michelangelo tra le mani il cuore mi batteva molto più forte.
Invecchiando si diventa molto più sensibili e il nonno è più nonno di quanto un padre sia padre. Ci si emoziona più facilmente e affettivamente si può dare molto di più.


È stato come quando ci s’innamora: l’ho incontrata per caso a Milano e poi, piano piano, ho capito che non ne potevo più fare a meno.
Sto parlando della filosofia, di questa strana scienza che, a essere sinceri, non so nemmeno io bene che cosa sia, ma che a conti fatti ha cambiato il mio modo di vivere.
Ai tempi dei greci la filosofia s’identificava con il conoscere, nel senso più ampio del termine, poi col passare degli anni alcune delle branche che la costituivano (come l’astronomia, la fisica, la politica e la medicina) si sono messe in proprio, lasciando in casa solo l’etica, la logica e l’ontologia.

Diventare scrittore è una cosa facilissima: basta scrivere.
Socrate diffidava profondamente della scrittura, anzi, se proprio vogliamo dirla tutta, si scagliò violentemente contro il dio Theuth, reo ai suoi occhi di averla inventata. [...]
E nonostante il filosofo di Atene sia stato per me un maestro, a un certo punto della vita ho deciso di andare contro i suoi insegnamenti e fare della scrittura prima il mio hobby e poi il mio lavoro. [...]
Per raggiungere il capolinea del successo, bisogna prendere un autobus con più coincidenze; tre per quanto mi riguarda. La prima è il merito personale. Il mio è che ho sempre cercato di essere uno scrittore semplice e lineare, insomma, uno che si fa leggere. Sono convinto di una cosa: quando uno è capace di comunicare un'idea o un'emozione, ecco, se è capace di fare questo, è uno scrittore.
Venendo alla seconda coincidenza, menzionerei la televisione. Perché con la televisione ti fai vedere, ti fai conoscere al grande pubblico e se sei fotogenico vendi pure meglio. Almeno, così mi pare.
La terza coincidenza, importantissima, è la fortuna. La fortuna unita a un’enorme volontà e, nel caso mio, a un po’ di humor [...]
Sono essenzialmente un raccontatore. Ho sempre amato raccontare e ancora oggi, anche se non lo faccio più con la stessa frequenza, è una delle cose che mi piace più fare.
Tratto da: Sono stato fortunato
© 2018 Mondadori Libri S.p.A., Milano
L'ho visto e mi ha fatto ridere sentire Marina Confalone parlare un tedesco esilarante. Quando ho avuto notizia di questo successo e di quello dei miei libri che sono nella classifica dei best seller anche in Spagna, in Giappone e in altri paesi ho compreso che non devo più fare i conti solo con il mercato italiano ma mi posso allargare un po' a livello europeo e, perché no, anche internazionale.
Il film Così parlò Bellavista a Napoli incassò un miliardo e cento milioni, praticamente un record; a Roma incassò settecento milioni e poi man mano che saliva nell'Italia settentrionale i milioni diminuivano sempre di più, fino ad arrivare a incassi minimi a Verona e nel Veneto.
Per extrapolazione io ero portato a pensare che un mio film in Germania avrebbe guadagnato al massimo cinquantamila lire perché la curva degli incassi sarebbe stata inversamente proporzionale alla latitudine.
Invece c'è stata un'inversione di tendenza e ho scoperto che i tedeschi hanno voglia d'amore, di sole, di divertirsi e forse guardano con invidia un popolo per il quale il parlare, il comunicare e lo stare insieme è legge di vita. Forse per questo gioiscono nel vedere persone che parlano fra di loro senza conoscersi ed è questo il motivo per cui il mondo di Bellavista piace moltissimo.
Tratto da: Così parlò l’ingegnere
© 2022 Mondadori Libri S.p.A., Milano
Per esempio, io non sento gli anni che ho all'anagrafe; certo, non è più come quando avevo 50 anni e me ne sentivo appena 24, però ancora oggi, alle volte, quando passo davanti a un negozio di giocattoli e trovo in vetrina dei soldatini, mi ritrovo a fissarli affascinato. Si parla sempre dell'età discettando: sei giovane, sei vecchio e così via. La curiosità inibisce l'età. Il giovane è una spugna, vuole sapere tutto, imparare tutto, è sempre pieno di interessi diversi. Il vecchio a un certo punto smette di imparare, si rifiuta, si rinchiude. Ecco, io non ho mai smesso di imparare e forse è stata proprio la curiosità ad aiutarmi a mantenere giovane se non il corpo, almeno lo spirito. [...]
Tratto da: Sono stato fortunato
© 2018 Mondadori Libri S.p.A., Milano
Video tratto da: 32 Dicembre (1988)
Medusa distribuzione



Il tempo è un'emozione ed è una grandezza bidimensionale, nel senso che lo puoi vivere in due direzioni diverse, in lunghezza e in larghezza. Se lo vivete in lunghezza, in modo monotono e sempre uguale, dopo 60 anni voi avete 60 anni.
Se invece lo vivi in larghezza, con alti e bassi, innamorandoti e magari facendo pure qualche sciocchezza, allora dopo 60 anni avrai solo 30 anni.
Il guaio è che gli uomini studiano come allungare la vita, quando invece dovrebbero studiare come allargarla.
Tratto da: 32 Dicembre (1988)
Medusa distribuzione
1977
Premio Scanno
1978
Premio Riccione per il Teatro (1978): De Crescenzo ha vinto questo premio per la sua commedia teatrale "Così parlò Bellavista", tratta dal suo omonimo libro.
1978
Palma d'oro di Bordighera
1980
Premio Viareggio per la saggistica (1980): Ha ricevuto questo prestigioso premio letterario per il suo libro "Così parlò Bellavista".
1984
Globo d'oro e Premio Bancarella: Il suo libro "Storia della filosofia greca" è stato premiato con il Premio Bancarella, uno dei riconoscimenti più importanti nel panorama letterario italiano.
1985
2 David di Donatello
1985
Telegatto Miglior trasmissione di attualità e cultura con Bit
1985
2 Nastro d'argento
1985
2 Chaplin a Vevey
1985
2 Festival d'Annecy
1987
Premio Strega: Il suo romanzo "Il dubbio" è stato finalista per il prestigioso Premio Strega.
1993
Premio Fregene
1993
Premio Vittorio De Sica: Ha ricevuto questo premio come regista per il film "Sogni e bisogni".
1984
Premio Caracciolo: De Crescenzo ha ricevuto il Premio Caracciolo per la sua attività di scrittore e intellettuale.
1998
Premio Nazionale Rhegium Julii: Questo premio gli è stato conferito per il suo contributo alla cultura e alla letteratura.
2010
Premio Ischia - Art & Filmmaker : Ha ricevuto il premio alla carriera presso il Festival Internazionale del Cinema di Ischia.
2018
San Gennaro Day