Ogni volta che prendo in mano un giornale sportivo non posso fare a meno di cercare con lo sguardo quella N maiuscola che indica il punto dove, probabilmente, si parlerà del Napoli. Ho preso questa malattia quando avevo appena cinque anni.
Ero andato allo stadio Ascarelli al seguito di un ragazzo "grande".
A un certo punto il Napoli segnò e un uomo che mi stava seduto accanto, una specie di Mangiafuoco, mi strappò dal posto dove ero seduto e cominciò a lanciarmi in aria come se fossi stato una palla. Ricordo che, mentre mi libravo sulla testa degli spettatori, avevo modo di vedere tutta la folla in delirio. Ebbene, non ho più dimenticato quell'urlo. L'ho ancora qui nella testa e quando vince il Napoli mi sembra di trovarmi a mezz'aria.
Tratto da: Napoli mia
© 2017 Mondadori Libri S.p.A., Milano


Un altro sentimento che, in un certo senso, può considerarsi incondizionato probabilmente è quello che si prova per una squadra di calcio, il cosiddetto “tifo”.
Una forma d'amore che potremmo definire eterna.
Nella vita si può cambiare fidanzata, moglie, amante, si può passare dal centrodestra al centrosinistra. C'è solo una cosa che non cambia mai, ed è l'amore per la propria squadra, quello resta negli anni, se non addirittura nei secoli.
Che io sappia, nessuno ha mai cambiato la squadra del cuore!
Se da ragazzi si è tifosi di una squadra, poi le si resta fedeli per tutta la vita. Quella del calcio, forse, è l'unica passione che non conosce il tradimento.
La squadra può perdere, finire in serie B e perfino sprofondare in serie C, ma il vero tifoso la seguirà sempre e ovunque, e io ne so qualcosa.
Ho sempre tifato Napoli. A tredici anni mio padre mi portò allo stadio, e da allora l'azzurro è diventato il mio colore preferito. Ricordo ancora a memoria la formazione di quella prima volta: Sentimenti, Pretto, Berra, Milano, Fabbro, Gramaglia, Busani, Di Costanzo, Barrera, Verrina e Venditto.
Da quel giorno, ogni domenica, ho sofferto e goduto come una bestia a seconda del risultato.
Anche se, a pensarci bene, ho più sofferto che goduto. Del resto: "Tutto è azzurro a Napoli. Anche la malinconia è azzurra", e a scriverlo è stato Libero Bovio, un poeta che ha tanto amato la mia città, e non ha perso occasione per raccontarla a suo modo.
Chissà se a ispirarlo è stata la fede calcistica o semplicemente un sentimento difficile da definire. Sì, perché anche l'amore per una città può essere incondizionato, soprattutto se la città in questione è Napoli.
Tratto da: Non parlare baciami
© 2016 Mondadori Libri S.p.A., Milano
C'è chi la squadra del cuore se la sceglie e chi se la trova addosso nascendo, così come scopre di avere un padre, una madre e una sorella. E' il mio caso: credo di essere stato tifoso del Napoli da quando ho avuto uso di ragione. Questo del tifo è proprio un sentimento incomprensibile. Per processi razionali, andatisi a formare nel tempo, oggi rifiuto il concetto di campanile; a parole vorrei essere euripero, se non addirittura mondiale o cosmico. Eppure tra tutte le caratteristiche napoletane che tendo a espellere, quella della squadra di calcio, credo, sia la più difficile da eliminare. Malfrado risieda a Roma, ogni volta che vado a Napoli soffro il chiasso, il traffico e l'invadenza dei napoletani. Racconto una Napoli mia, probabilmente inesistente, o quanto meno solo desiderata, e rimuovo ogni altra immagine che contraddica le mie storie. Ho sempre sentito il bisogno di un segnale positivo che arrivi dal Sud, un segnale in cui credere; un'inversione di tendenza in cui sperare. Potrebbe essere lo scudetto. Un evento che di sicuro va al di là del fatto sportivo. Per chi ama Napoli, per chi una volta la settimana, la domenica, si è un po' emozionato nel sentire i risultati, per chi con gli occhi ha sempre cercato tra le riche di stampa quella N maiuscola che avrebbe potuto parlare della sua città, oggi è un grande giorno. Non me ne chiedete il perché, non saprei rispondere. Spero solo che i miei concittadini, da oggi in poi, sentano tutti l'orgoglio e la responsabilità di questa vittoria.


