
Si parla spesso di colpi di fulmine in amore, non so perché non se ne fa parola per quel che riguarda l'amicizia!
Il mio incontro con Luciano è stato un colpo di fulmine durato tutta la vita, che continua ancora, nonostante lui non ci sia più! Si fa per dire... lui c'è, e più di prima! Come ho detto, siamo stati subito complici, confidenti, familiari, sempre disponibili l'uno verso l'altra.
Ma quello che ci ha legati davvero fin dall'inizio è stato un senso di cameratismo, proprio come se avessimo fatto il servizio militare insieme. Mi trattava come se fossi un uomo, mentre io lo vedevo come una donna con piglio maschile, e quindi gli raccontavo tutto quello che avrei detto a un'amica [...].


Non ricordo l'istante in cui ho incontrato le innumerevoli persone che hanno fatto parte della mia vita.
Sono tante, e quasi mai riesco a risalire la catena degli eventi che ha portato tutte queste anime nella mia esistenza.
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Così Parlò De Crescenzo (2019)
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Ma l'incontro con Luciano è nitido.
Avevo superato il provino per il film La mazzetta e fui invitata ad andare a casa di Nino Manfredi per studiare il copione. Ero molto emozionata, non capita tutti i giorni di incontrare un mito.
Entrai nel salone di quella bellissima casa ai piedi dell'Aventino. Di lato, seduto al tavolo, c'era Nino, che mi salutò con molta gentilezza, ma io venni attratta immediatamente da una grande vetrata dove, di spalle, c'era un signore che si girò verso di me: indossava un abito blu che si intonava perfettamente ai suoi occhi azzurri, una camicia bianca e un sorriso buono.
Era Luciano e, per raccontarla cinematograficamente, Manfredi passò in totale e De Crescenzo in piano americano.


Tu eri napoletano, io da sempre lo sono col cuore.
Ma il senso della città lo abbiamo condiviso, milioni di volte abbiamo discusso di quale strano significato avesse Napoli, e perché apparisse a tutti, napoletani e non napoletani, come una città speciale, una città con un sapore che non appartiene a nessun altro luogo, con un popolo che sembra abitante di un altro pianeta, fatto di un'antropologia tutta sua.
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Sei stato un rivoluzionario, Luciano. Hai affrontato Napoli come fosse il mondo intero, e hai guardato al mondo intero come fosse Napoli. Hai scelto una lingua che mai nessuno aveva utilizzato prima, una specie di ibrido meraviglioso, concreto, pastoso e sincero [...].
E quella nostra piccola grande Capri, Luciano, mi resta attaccata alla memoria. Quelli sono giorni che non posso e non voglio dimenticare. Credo che contengano momenti tra i più felici della mia vita, e so che sono stati tra i più belli anche per te.


In un'intervista Luciano definì le donne la mia delizia, ma anche la mia croce.
Tra gli amori dello scrittore, infatti, ci fu anche l'attrice Isabella Rossellini. Si conobbero in occasione delle riprese de "Il pap'occhio" (1980), film di Renzo Arbore in cui lei interpretava se stessa e De Crescenzo aveva il ruolo di Dio.
Anche con lei, i rapporti sono sempre stati buoni: "Impegni di lavoro la portarono a New York e ci separammo. È stata la nostra fortuna. Probabilmente, se l'avessi sposata, il nostro amore avrebbe avuto una fine. Così, invece, ancora oggi ci vogliamo un gran bene".
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Luciano ha saputo distillare la sua filosofia di pensiero e di vita, la quale trova espressione anche nei suoi disegni che ironizzano sul complesso di superiorità, sull'anticonformismo, sull'emotività, sulla frustrazione, sulla democrazia, sulla puntualità, sulla motivazione, sulla comunicazione e su San Gennaro.
Un'ironia che è quintessenza di bontà, espressa con un tratto ingenuo, essenziale e raffinato.
In Brasile si dice che a Bahia la gente non nasce: debutta. Dalle foto, dai disegni, dai libri, dai film con cui De Crescenzo, figlio di gente antica, ci descrive la sua Napoli e la nostra umanità, comprendiamo che la medesima cosa si potrebbe dire dei napoletani: quando vengono al mondo, essi non nascono: debuttano!
E così deve essere andato anche il parto di quella madre santa che partorì Luciano, amico incomparabile che ci ha regalato mille momenti di autentica felicità.
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