Bene, a questo punto lascio la parola al professore Bellavista, al vicesostituto portiere Salvatore ed a Saverio che nella vita vera si chiama Gennarino Auriemma, non ha un lavoro fisso ed è, come dice lui, sempre a disposizione.

[...] «Non è che esistano dei popoli fatti tutti di libertà ed altri fatti tutti d’amore, il bianco ed il nero di questi due sentimenti si mischiano nell’animo di ciascun popolo e, conseguentemente, noi non potremmo colorare le nazioni sulla carta geografica di bianco nitido o di nero assoluto, ma bensì avremmo tutte le tonalità di grigio possibile, la qual cosa ci permetterà però di distinguere due zone: una più scura che chiameremo regno dell’amore ed una più chiara che chiameremo repubblica della libertà.»
«Secondo me,» dice Saverio «noi siamo nel regno dell’amore, ho detto bene professò!?»
«Hai detto benissimo Savè,» afferma il professore. «Infatti il regno dell’amore avrebbe come capitale Napoli ed un territorio vastissimo che, oltre a coprire la maggior parte delle province meridionali, avrebbe anche alcune roccaforti nel Nord dell’Europa.»[...]
«Professò e quale sarebbe poi la capitale della repubblica della libertà?»
«Ma veramente, io ho sempre pensato a Londra.» [...]
«Quando penso a Londra,» continua Bellavista «penso sempre a quella volta che vidi, di notte, un signore "solo" che faceva la fila alla fermata dell'autobus.»
«Come? Non ho capito bene» chiede Saverio. «Faceva la fila da solo? E voi come ve ne siete accorto che faceva la fila?»
«Me ne sono accorto perché era fermo accanto al palo indicatore, con il fianco destro alla strada, in modo da consentire ad altri viaggiatori, che, però non c'erano, di formare eventualmente una fila d'attesa.»
«Gesù! Gesù!»
«Ma che ci volete fare, nell'inglese verace il rispetto degli altri è religione! L'abitazione tipica inglese ad esempio è costituita da un ingresso, da un viale di accesso attraverso un piccolo giardino, da alcune camere di rappresentanza al piano terra e da qualche camera da letto al piano superiore. Ora, accanto a questa casa che vi ho descritto ce ne è un'altra uguale e poi un'altra uguale ancora. Cioè, voglio dire, non è che per risparmiare abbiano detto: adesso facciamo un grande palazzo con un solo ingresso, una sola scala e tanti appartamenti. Nossignore, la ognuno desidera il suo ingresso, il suo giardino, la sua scala personale interna, così che potrà vivere senza sapere come si chiama il vicino di casa, senza sapere chi è, che fa, come è fatto, eccetera, eccetera; e, con eguale convinzione, desidera sopra ogni cosa al mondo che anche i suoi vicini lo ignorino e ricambino questa indifferenza nei suoi riguardi.»
«Io,» dice Saverio «del mio quartiere so tutto.»
«E per forza, perché a Napoli ci sono le corde tese da palazzo a palazzo per stendere i panni, e su queste corde le notizie corrono e si diffondono» dice Bellavista.
«Ma che è successo?»
«Non lo so, io adesso sono venuto.»
«Ma di che si tratta?»
«Ma se non mi sbaglio pare che hanno preso un mariuolo.»
«No, no! Lo stavano prendendo, ma poi quello se ne è scappato.»
«Gesù Gesù, e qua non si può più campare tranquilli cu tutti sti mariuoli!»
[...]
«Ma voi capite che se quello non mi scappava io lo potevo pure uccidere; lo potevo!»
«Ma che è successo?» chiede un signore appena arrivato.
«E che ne volete sapere! Ormai questa non è più Napoli, è il Far West, caro signore mio! Noi dovremo girare come a Gary Coopèr, con la pistola appesa ai pantaloni! Ma voi vi rendete conto: io ero andato un minuto a comprare questo pallone per sotto all'albero di Natale per mio nipote Filuccio, ed avevo lasciato un momento la macchina aperta...»
«Ebbè, pure voi però certe cose ve le andate proprio cercando, ma come: prima lasciate la macchina aperta, e poi vi lamentate che a Napoli ci sono i mariuoli?»
«Ma che c'entra, io sono entrato per un minuto soltanto, e poi lo sapevo che la macchina era aperta, perciò non la lasciavo mai di vista: un occhio alle pazzielle ed uno alla macchina.»
«Va be' però una macchina aperta è sempre una provocazione» commenta ostinato il signore di prima.
«In Svezia non esistono serrature» interviene un altro signore. «E nessuno ruba niente. Le carceri sono vuote.»
«Come vi stavo dicendo io ero andato a comprare un giocattolo qua da Minale, e sapendo che avevo lasciato la macchina aperta, con un occhio tenevo mente alla macchina e con un altro cercavo il pallone per mio nipote Filuccio, tanto è vero che, quando sono andato a pagare alla cassa, ho anche chiesto alla sonora qua presente, che stava davanti a me nella fila, se gentilmente mi poteva fare passare che io tenevo la macchina aperta. Ho detto così, non è vero signò?»
«Sissignore, » dice la signora chiamata a testimone «ha detto proprio così ed io l'ho fatto passare davanti.»
«Ma proprio mentre stavo pagando, cioè proprio quando con una mano tenevo i soldi e con l'altra il pallone, che ti vedo? Quel grandissimo farabutto che s'impizza nella macchina mia! Non ci ho visto più: ho scostato la signora...»
«Eh sì mi avete scostato! Voi mi avete buttato per terra!» dice la signora ormai assurta al ruolo di «primo testimone». «Che se non era per questo bravo giovane...»
«...Ho scostato la signora, ho buttato via il pallone e mi sono precipitato verso la macchina per acchiappare quel fetentissimo lazzarone. Ma che ne volete fare i capitoni? Le anguille? lo l'ho preso per un piede, ma quello si divincolava come un epilettico, mi ha tirato certi calci in faccia che non vi dico, e poi fetente e 'nzevato come stava, non mi riusciva di tenerlo fermo: mi sfuieva tra le mani. Insomma quello è entrato da uno sportello e se ne è scappato da un altro!»
«Veramente è stato come ha detto il signore,» dice uno dei presenti «'o mariuolo era già sparito dint'e vicoli c'o signore steva ancora stiso lungo lungo 'ncopp'e sedili d'a machina.»
«Ma se lo prendevo! Madonna mia, se lo prendevo! Che cosa ne avrei fatto voi non ve lo potete nemmeno immaginare. Cinque volte mi hanno rubato la radio della macchina! Cinque volte! Sopra all'assicurazione mi schifano! Sissignore, si sono stancati di vedermi fare denunzie! L'ultima volta, me l'hanno detto chiaro e tondo: "Dottò non vi mettete più la radio che tanto pure se ve la rubano noi non ve la paghiamo". Mi hanno fatto togliere lo sfizio di un poco di musica, mi hanno fatto togliere!»

La versione teatrale, portata sul palcoscenico nel 2021, ha celebrato momenti memorabili del film, incluse scene divertenti e ormai mitiche, come quelle del cavalluccio rosso, della lavastoviglie, del sogno improbabile raccontato al banco del lotto, della Fiat 500 rivestita inutilmente di giornali, e ovviamente, dell'epico incontro/scontro in ascensore tra il professor Bellavista e il direttore dell’Alfasud Cazzaniga.
La scenografia è stata realizzata con l’obiettivo di ricreare tutte le ambientazioni e gli elementi cult del film, partendo dalla facciata del maestoso edificio in via Foria, location delle riprese, con scale interne utilizzabili, fino ad arrivare ad altri dettagli iconici come il banco dei pomodori, il negozio di oggetti religiosi, l'ascensore e “l'ultima cena”.
Lo spettacolo messo in scena in tutta Italia ha riscontrato il favore del pubblico che ha confermato ancora una volta come e quanto le opere di Luciano De Crescenzo siano state e siano amate, e come l’autore in primis sia sempre presente nella memoria collettiva.
Un meritevole tributo per il 90° anniversario di Luciano De Crescenzo che ha visto Geppy Gleijeses, regista e attore principale, insieme a Marisa Laurito e a Benedetto Casillo nel suo storico ruolo di Salvatore.